Morando Morandini - Critico, Storico del Cinema - "L'uomo e la farfalla" (da "Il Giorno")
"ILLUSIONE" è un film-carciofo. Dev'essere consumato – anche e soprattutto nel significato originario del verbo: finito a poco a poco, come si consumano le scarpe – foglia per foglia, cominciando dall'esterno. Il dolce, il tenero, il nutriente è dentro. Indicato dal titolo, il tema centrale è già nella cornice: l'ambiente, il piccolo mondo patetico del varietà svizzero. Si dice "fiction", finzione ossia spettacolo, e si può leggere illusione, ambiguità, contrasto (ma anche coincidenza) tra essere e apparire. Nello spettacolo il volto è la maschera. Prima e più ancora che nel trio dei personaggi principali della storia: Johnny, Ramona e Sissy – il tema prende corpo nella figura grottesca di Franz Kula, il direttore del locale che si esibisce come travestito e che gli spettatori scambiano per una donna vera fino alla sua finale ribellione. Attraverso questo personaggio, ma non soltanto per l'imitazione di Marlene Dietrich, si manifesta esplicitamente la segreta componente espressionistica di questo film di specchi, ombre, trucchi, scatole cinesi.
Francesco Alberoni - Sociologo - scrittore - Estratto intervista alla TV Svizzera - 22.01.84
Domanda: Cosa ne pensa del film "Illusione" di Jerko V. Tognola?
È un film che mi ha molto emozionato, il che è inusuale perché, da qualche tempo, i film non mi emozionano, è come se sapessi già tutto in anticipo. Questo film invece possiede il senso del mistero. La vita è misteriosa, noi aggiustiamo le cose in modo da renderla ragionevole, credibile, invece resta questo mistero.
Questa è l'impressione che ho avuto: emozione e mistero, una cosa stupenda. Io mi aspetto sempre di imparare, anche dai libri mi aspetto questo! Questa volta ho avuto l'impressione di un film che mi ha rivelato, che mi ha insegnato delle cose; mi ha turbato e fatto capire come, a volte, alcuni fatti poco importanti, in realtà siano per noi essenziali.
18 dicembre 1983, Cineteca di Milano, Evento Pro Helvetia
Gilberto Finzi - Critico, poeta, scrittore
Un film enigmatico e sottile, in grado di usare interni vecchiotti che sembrano delle citazioni e sono invece delle angosce; ma abilmente, molto abilmente, segue una realtà esterna con deliziose rotazioni della cinepresa. Mi sembra che l'alternarsi degli interni e delle scene nella natura riflette il tema dell'incoscienza dell'Altro, che è in realtà il vero tema del film: il doppio, lo sdoppiamento, l'essere e il non-essere contemporaneamente. In somma, un film bello come una storia fantastica e inquietante come un romanzo moderno.
Guido Ballo - Critico d’Arte
Mi ha interessato l'aspetto surreale del film: questo illusionista, che a sua volta si illude e il gioco di ambiguità tra la parte artificiale del palcoscenico e la natura immersa in una luce a sua volta surreale.
Carlo Castellaneta - Scrittore
Non c'è niente di più arduo nel cinema che raccontare una metafora, cioè adattare per il cinema un'astrazione. Direi che Tognola ci è riuscito con grande brio.
Fruttero & Lucentini - Scrittori
Dobbiamo constatare che "ILLUSIONE" del talentuoso Jerko V. Tognola resta nella memoria per le sue prospettive affascinanti ed esoteriche e per l'eleganza delle sue immagini (e che prodigioso ciccione!). Speriamo che Tognola possa donarci di nuovo un'opera di così grande valore.
Italo Alighiero Chiusano - Scrittore, saggista, sceneggiatore
Le implicazioni filosofiche e mistiche del film di Tognola sono così preminenti che le lascio volentieri a chi, in questo campo, sia assai più ferrato di me. Per quel che mi riguarda, la pellicola mi afferra con due ventose molto lontane l'una dall'altra. Da un lato, la sua pura visività. Ad esempio, il protagonista che si riflette mille volte in un tritume di specchi rotti, la stazioncina di provincia, col suo orologio luminoso, dove l'illusionista scende più volte, sempre all'alba, e ogni volta vorremmo che lo facesse ancora, le corse sfrenate dietro gli alberi inzuppati di sole.
All'estremo opposto, la forza con cui sono rappresentati alcuni sentimenti. Ad esempio, l'amore sempre più accanito dell'uomo per la sua donna scomparsa, la squallida tragedia del travestito o il senso di sgomento e di nausea, ma anche di felicità, che imbeve il finale. Anche se non ci fosse altra filosofia (e invece ce n'è parecchia), basterebbe quella implicita di certe immagini, di certi sentimenti, per fare de l"ILLUSIONE" un film da ricordare.